Maggio 2009
TU SEI MIO FIGLIO …… E TU LA MIA MADRE Carissimi fratelli e sorelle,
in questo mese mariano (di maggio) ci ritroveremo ancora una volta, quali figli devoti, al santuario della Ravanusa e nella nostra chiesa madre attorno alla statua di Maria Ausiliatrice che recentemente è stata restaurata, per esprimere in questi due santi luoghi il nostro amore e la nostra filiale devozione a Colei che è Madre nostra, Madre del genere umano. Oggi è tanta l’indifferenza di molti che scelgono altre madri o altri padri. E con quali risultati? Quello più pericoloso è la progressiva disumanizzazione dell’uomo. Il Papa Benedetto XVI esortandoci a un ritorno a Dio attraverso la Via che è Cristo, porta d’accesso al Padre, in un suo intervento diceva: “Egli nulla toglie, ma tutto dona….” Maria, Madre nostra è la prima donna di una lunga sequenza di uomini e donne che hanno vissuto questa esaltante esperienza di Dio, e sono stati riempiti dal dono della Sua Grazia. Ci è Maestra di accoglienza, di disponibilità, ci è modello di Donna veramente Donna. La Vergine dell’abbandono fiducioso, che in questo particolare mese di maggio la Chiesa ci invita a guardare, ci ripete…… a uno a uno, pronunciando il nome di ciascuno: “Tu sei mio figlio, mai io ti ho abbandonato”. Questo, lo dice, la Vergine SS. agli ammalati, a coloro che hanno perso la speranza e quindi la fiducia in se stessi, a chi vive una situazione familiare irregolare, a chi lontano da Dio brancola nel buio del peccato e non si sente figlio, a chi non si sente amato da nessuno. “ Tu sei mio figlio, mai io ti ho abbandonato”.E’ questa, una dichiarazione di amore materno che a tutti noi dona tanta fiducia e tanta speranza. Con Dio: nulla è perduto! Perché Egli attende, ci vede, ci ama. E Maria questo lo sa, e ci è modello esemplare. Il desiderio, che Ella porta nel suo cuore materno e che ognuno di noi viva questa esperienza. In questo mese dedicato a Lei, Madre nostra, chiediamo un cuore bambino; se ci ricordiamo la nostra infanzia con tutte le esperienze vissute durante questo mese, dobbiamo soprattutto ricordare ciò che Gesù disse a Nicodemo; se non si ritorna ad essere bambini, non si entra nel suo regno. Con il cuore evangelico del bambino, sostando dinnanzi alle Sacre Immagini di Maria, Madre nostra giorno dopo giorno le sussurreremo all’ orecchio: ” E tu sei mia Madre….. a te sono stato affidato fin dal grembo materno… veglia sul mio cammino….. donami giorni di pace”.
Don Orazio
Pasqua 2009
Ringrazio Dio per voi……
Carissimi tutti in Gesù nostra speranza,“Ringrazio Dio per voi fratelli amati nel Signore”. Questa parola di S. Paolo esprime ciò che in questo periodo il Signore nella sua bontà misericordiosa mi sta facendo vivere. Quindi, nell’imminenza delle feste pasquali e per quello che abbiamo vissuto questa sera, mi sento di rivolgere a tutti voi lo stesso ringraziamento dell’ Apostolo, per la benevolenza, per la stima, per l’affetto che mi avete dimostrato e che mi dimostrate. L’occasione del quindicesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale che il Signore ha fatto alla mia persona, per il servizio alla Comunità, vi ha visti impegnati fin dal mese di gennaio nella preparazione. Le tante e ripetute “riunioni segrete” del consiglio pastorale parrocchiale allargato, le iniziative per coinvolgere l’intera Comunità Parrocchiale e tanto altro….
Aldilà dell’occasione che mi ha messo al centro dell’attenzione, sento di dirvi “GRAZIE” perché mi siete stati d’esempio nella testimonianza della COMUNIONE. Credo molto in questo dono-impegno. Un dono che viene da Dio e che sarà pienamente completo quando entreremo nel “riposo del sabato senza tramonto” come afferma S. Agostino, ma che già, da ora, richiede la fatica dell’impegno, cioè la nostra risposta generosa alla grazia che mai ci viene a mancare dalla bontà paterna di Dio.
Siete stati per me “edificanti” e “stimolanti” a vivere io stesso, in prima persona la fatica d’ impegnarmi sempre di più e meglio per sostenervi con l’esempio affinché, si possa realizzare l’anelito del Signore: “ Ut unum sint”.
Quindici anni fa l’Arcivescovo Mons. Bommarito, durante la sua omelia nella celebrazione della nostra ordinazione sacerdotale (cinque ordinandi presbiteri) ci diceva: “ Il sacerdote è l’uomo della disponibilità gioiosa e costante….. Ognuno di voi, ordinandi presbiteri; diventa stasera l’uomo del Magnificat…… (La vita) del sacerdote è una celebrazione che si traduce in servizio ai fratelli per aiutarli ad aprire il cuore al soffio vivificante dello Spirito….. Il suo è un servizio alla comunione…. Ognuno di voi oggi è consacrato come uomo votato a servizio dell’uomo, come uomo che serve senza mai risparmiarsi.”
Anche se tante volte, non sono riuscito a vivere questo impegno e, ve ne chiedo perdono per non essere arrivato puntuale nel servizio all’uomo, vi assicuro che nonostante le mie lentezze, ho fatto tutto quanto era nelle mie possibilità umane, pur consapevole che si deve tendere sempre alla perfezione e quindi non posso dire di essere arrivato. Per questo rinnovo l’impegno, fino a quando il Signore mi darà energia e tempo, sacrificherò me stesso per servire Lui nei suoi fratelli.
Ringrazio tutti i volti che in questi anni il Signore mi ha fatto incontrare a partire dai miei genitori: in primo luogo ringrazio mio padre, che ha gioito per poco tempo del dono del ministero sacerdotale fatto dal Signore a suo figlio. Da lui ho imparato il senso del dovere e del lavoro fino all’esaurimento delle forze fisiche. Grazie alla mia mamma, che mi ha indirizzato alla gratuità e alla generosità, insegnandomi a non essere attaccato alle cose del mondo. Esprimo la gratitudine a mia sorella per la sua presenza premurosa, discreta e silenziosa.
Un sincero grazie a coloro che ho incontrato nella mia infanzia: i sacerdoti e le tante persone di Aci S. Antonio, comunità delle mie origini. La comunità valverdese, che ricordo con affetto e ammirazione. Al santuario della Madonna, mia Mamma, celebrai la S. Messa il giorno dopo l’ordinazione.
Ringrazio i superiori, i professori e i compagni della formazione seminaristica. Anni belli! Ringrazio il Vescovo Luigi che mi ha ordinato presbitero. E’ lui che mi ha insegnato a sognare e a osare senza mai arrendermi. Ringrazio il vescovo Salvatore per la fiducia e per l’apprezzamento che mi ha sempre dimostrato, fin da quando era vescovo nella diocesi-sorella, di Acireale.
Ringrazio i fratelli e le sorelle della Comunità di S. Giuseppe in Ognina, tanto cari! Quante energie impegnate! Ho vissuto in mezzo a loro i primi anni di parroco, che ricordo con gioia.
Quello che abbiamo vissuto questa sera è sicuramente un’esperienza di comunione!
Mi commuove la presenza di voi confratelli presbiteri, vi ringrazio per questo dono; a noi, il Signore ripete attraverso le parole di S. Paolo ai presbiteri di Efeso: “Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi (sorveglianti e guide) a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistato con il suo sangue”.
Ringrazio voi tutti fratelli e sorelle della amata comunità puntese, per quanto avete fatto stasera per me, e per tutto il bene che mi avete dimostrato in questi anni e, spero, mi continuerete a dimostrare in futuro; non vi nascondo che mi fate sentire “papà” radunati come siamo per far festa alla mia persona, attorno all’altare del Signore per dire a lui: “GRAZIE” non solo con la mia , ma con la forza delle vostre voci, per tutto il bene che egli mi vuole chiamandomi al presbiterato. Il grazie si fa servizio, cioè risposta d’amore al Suo Amore.
Ringrazio le pubbliche autorità, qui rappresentate, anche con loro ho vissuto un rapporto paterno, libero, senza compromessi, guardando sempre al bene della famiglia parrocchiale, che tutti abbiamo il compito di servire con gioia e disinteressatamente. La ricompensa: vedere i figli crescere nel bene.
Vi ringrazio per il dono della stola, è preziosa perché tale è il vostro affetto per me!
Vi ringrazio per quanto avete fatto durante e dopo la celebrazione, non posso specificarlo ulteriormente: “è festa a sorprese” e per il momento non conosco…….
Ma vi ringrazio perché mi siete “prossimi alla mia vita” e così, come siamo preziosi agli occhi di Dio, lo siete anche voi ai miei occhi.
Se in alcune occasioni mi sono mostrato “eccessivamente severo”, vi assicuro che il motivo è uno solo, stimolarvi a progredire nella perfezione evangelica. S. Paolo così raccomandava: “insisti in modo opportuno e inopportuno”. Quando il Signore mi ha mandato fra voi a vivere l’esperienza di parroco, mi ha chiesto di esercitare il ministero come un buon padre di famiglia. Essere buon padre di famiglia richiede il dono dello Spirito Santo per saper agire rettamente, capace cioè di dire:”si” o “no” al momento opportuno. Essere buon padre di famiglia significa: volere il bene dei figli. Questo desidero per voi! Perdonatemi se non ci sono riuscito sempre! Una cosa vi voglio dire a uno a uno: “Siete per me, pezzi di cuore e vi voglio un gran bene dell’anima”.
Mentre vi rinnovo il mio sincero “grazie”, profitto per augurarvi ogni bene nella gioia della Pasqua di Gesù che già pregustiamo. La Sua gioia sia la vostra gioia. Prego Dio per voi fratelli amati nel Signore, affinché la vostra gioia sia piena e la pace di Cristo regni nei vostri cuori, nelle vostre famiglie, nella nostra città.
Grazie! Auguri santi! Buona Pasqua a tutti!
Don Orazio (aprile 2009)
NATALE 2008
Carissimi Fratelli e sorelle,
mentre giunge a noi un’altra celebrazione del Natale di Gesù, ho nel cuore un desiderio che mi spinge a voler essere per me e per voi uno di quei pastori che in quella prima notte santa ascoltarono l’annuncio degli angeli: “Nato è il Salvatore del mondo”. Quel pastore, disse a se stesso e ai compagni di lavoro: “Andiamo… e vediamo questo avvenimento che ci ha fatto conoscere ….”
I pastori, andarono, e per loro fu breve la strada! Noi, invece, alziamoci e andiamo, è più lungo il nostro cammino e forse più faticoso. Perché? E’ necessario vivere un esodo: il nostro! Questo impegno è faticoso e lungo.
I nostri giovani, in questo periodo di Avvento ci aiuteranno, attraverso i canti a meditare, perché sia più spedito il cammino. In uno dei canti che proporranno, diremo: “Quali doni ti posso portare, Dio dell’Universo? Se sei tu a donarmi la vita, cosa mai il tuo servo può dare.”
Dobbiamo lasciare le nostre sicurezze, dobbiamo abbandonare il casato del nostro egoismo, la smania dei legami alle cose inutili. E’ necessario liberare il cuore dalla nostra sufficienza, dobbiamo illuminare la nostra coscienza, per avere occhi capaci di vedere.…. Chi?
“ Un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia”.
Andiamo alla grotta di Gesù, come quei pastori, portiamo in dono non cose, ma noi stessi. Non pensiamo che non riusciremo ad affrontare il cammino, è importante muoversi….. abbandonare…. uscire. Non vale la pena per il Signore, alzarsi, lasciare tutto ciò che costituisce un ingombro: io ve lo assicuro, si, ne vale proprio la pena!.
Andiamo alla grotta di Gesù, senza paura, forse pensiamo di trovare un potente – prepotente, invece contempleremo la debolezza umana: “Un bambino avvolto in fasce”. Paglia, fasce, mangiatoia: povertà estrema, debolezza certa, tutto contrasta con il delirio della nostra onnipotenza. Sono questi, i veri simboli che ci aiutano a dire a noi stessi, le parole dell’apostolo Paolo: “Quando sono debole e allora che sono forte”.
Carissimi Fratelli e Sorelle, se ci decideremo sul serio ad andare alla grotta di Gesù, recupereremo in umanità il gusto di vivere, la gioia del dialogo; i pastori, costituirono allora, la prima e ininterrotta carovana di uomini e donne che vanno ancora oggi alla grotta di Gesù. Se ti decidi, ne farai parte anche tu e non sarai solo. Alziamoci, senza indugiare e andiamo a quella grotta, luogo – rifugio per animali, diventato il centro luminoso della storia, destinato per l’uomo ad incontrare Dio – Salvatore dell’universo.
“Una luce è sorta per noi, gioia per i retti di cuore…”.
Entrando nella nostra Chiesa Madre, vi invito a sostare dinnanzi al presepe, concedetevi così una sosta, che contrasta con la frenesia dell’oggi. Vi assicuro che la tempeste del cuore si placherà, ci illuminerà il chiarore della grotta e tornerà il sereno nella vita, così sarà ancora Natale, il mio e spero tanto, anche il vostro…… coraggio, andiamo alla grotta di Gesù.
Don Orazio (Dicembre 2008)
MARIA CI PRENDE PER MANO……
Carissimi Fratelli e sorelle,
concluso il mese di maggio, con la grazia di Dio, inizia un altro mese: giugno. Se il primo è dedicato alla Vergine Maria, il secondo, è dedicato al Figlio di colei che è divenuta Madre di tutta l’umanità quando quel “cuore che tanto ha amato il mondo” cessò di battere. La consegna di colei che aveva dato una carne e un cuore al Figlio stesso di Dio, fu l’ultimo gesto d’amore,
e proprio Lei, che da quel momento ci prende per mano e ci conduce al cuore di Gesù figlio suo e fratello nostro.
In Gesù, nel suo cuore mitissimo ed umilissimo, troviamo i tesori della grazia di Dio. Dal suo cuore riceviamo tutti i vantaggi per la nostra crescita spirituale, da Lui impariamo la legge dell’amore. Oggi ogni uomo dovrebbe ripetere con l’apostolo Pietro: “ Tu solo hai parole di vita…”; o con la Samaritana: “Signore dammi sempre di quest’acqua…”. Durante questo mese, riecheggia, per la nostra crescita spirituale, la parola di Gesù: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro….”
Cari fratelli e sorelle, la Madre ci è maestra spirituale; ci istruisce, ci guida nel cammino, ci porta a Gesù. Lui, Maestro e Signore, con la sua stessa vita, insegna. Saremo beati, se accoglieremo il suo insegnamento e lo imiteremo nel cammino della perfezione evangelica. Non dobbiamo fare grandi cose; alle grandi imprese, si arriva solo attraverso i piccoli impegni quotidiani.
Profittiamo di questo periodo, per approfondire il nostro essere in Cristo, segno di speranza e di amore.
Desidero rivolgere un sentito e paterno ringraziamento a tutti gli operatori pastorali della parrocchia e del santuario, per i molteplici servizi resi nelle due realtà.
Auguro a tutti di poter sperimentare la presenza del Signore Gesù e di sua Madre, anche durante la pausa estiva. Che la Vergine Maria e il Signore Gesù riversino su tutti i tesori di Grazia dei loro Cuori.
Don Orazio
(maggio 2008)
MARIA CI SOSTIENE…
Fratelli e sorelle nella fede,
Il mese di maggio è dedicato, dalla pietà popolare, alla Vergine Madre di Dio e nostra.
Nello scorrere dei giorni guardiamo Maria per ammirarla soprattutto nella sua
santità di vita, che in Lei, è diventata piena disponibilità all’opera di Dio.
Maria è la collaboratrice della Grazia, Lei, più fedelmente di ogni altra creatura
umana, ha vissuto nell’obbedienza alla volontà del Padre.
Maria è modello perfetto della Chiesa e di ogni fedele in essa, che cammina sulle
orme di Cristo. I fedeli sostenuti dalla sua intercessione, in questo mese, vivono
anche l’esperienza del pellegrinaggio nei diversi santuari, disseminati nelle nostre
diocesi. Sono luoghi privilegiati dell’incontro con Dio, dell’ascolto della Sua parola e
per la celebrazione dei sacramenti, particolarmente quelli della Penitenza e
dell’Eucarestia. Sono luoghi in cui Dio si manifesta, per intercessione della Madre
Sua, Operatore di prodigi, di speciali e singolari grazie.
Dice un canto dialettale, rivolto dalle nostre genti a Maria, visitandola nei Suoi santuari: “Che bedda sta Matri, ca teni stu Figghiu, la rosa e lu gigghiu, chi ciauru ca
fa. Li razzii su tanti, ca non si ponu diri, su tu li voi sapiri l’avveniri a vidiri cà.”
Allora accorriamo, ancora più numerosi, al Santuario della Madonna della Ravanusa
durante questo mese di maggio, toccheremo con mano, la Sua presenza materna. Il
santuario è fonte di vita e di fede per tutte le genti che, pellegrini stanchi, carichi di
difficoltà, di bisogni, di sofferenza, di necessità, vengono a chiedere che il dolore si
trasformi in gioia, che il buio diventi luce, la malattia pienezza di vita sana.
Quanti vivranno l’esperienza del pellegrinaggio, a piedi, possano sperimentare la
presenza del Signore Gesù, compagno di cammino, presenza già sperimentata dai due discepoli di Emmaus.
Si va dalla Madonna e con Lei, madre premurosa sempre in attesa, ci si accosti al sacramento della penitenza per vivere il rinnovamento dello spirito e del cuore e partecipare, riconciliati alla mensa del Signore: l’Eucarestia.
La Madonna, ha dato la propria carne a Gesù e, aprendo la porta del suo cuore al Verbo di Dio, ha reso possibile che il Figlio ci donasse la sua carne nel mistero Eucaristico per la salvezza nostra e di tutto il mondo.
Andiamo, dunque, numerosi all’incontro con Maria e impariamo a offrire anche noi la nostra
carne, la vita di ogni giorno, perché venga, dalle Sue mani, passando per la via del
Suo cuore, consegnata al suo Figlio Gesù. Nel congedarci, poi, rinnovati e illuminati,
chiediamo a Maria la sua materna benedizione, perché ci accompagni, infondendo nel
nostro cuore e nella nostra vita, gioia e speranza per vivere gli impegni assunti dinanzi a Lei
Madre nostra, unico conforto e liberatrice delle anime nostre.
Don Orazio (aprile 2008)
Cari amici,
Siamo ancora con il cuore colmo di gioia per la celebrazione della S. Pasqua. Alla gioia si aggiunge la gratitudine, anzitutto al Signore Dio perché non ci ha lasciato a brancolare nel buio dispersi nel peccato, ma per il dono di grazia della Pasqua di Gesù suo unigenito Figlio e nostro Salvatore siamo stati trasferiti nell’ammirabile sua luce. In questi santi giorni della Quaresima e della settimana santa ho avuto modo di ringraziare il Signore per il dono della vostra presenza nella nostra bella comunità parrocchiale.
La gratitudine si fa preghiera perché il Signore e la Vergine Maria ricompensino coloro che svolgono molteplici servizi a favore di chi frequenta la comunità parrocchiale.
Guardandovi impegnati, il Signore mi ha dato la grazia di meditare sulla pagina paolina che parla della Chiesa “Corpo”. Il Capo è uno: Cristo Signore! Le membra molte e a servizio le une delle altre. Ad esse voglio rendere onore. Infatti mi rendo conto che senza collaborazione, i buoni propositi e le idee restano tali e senza la concretezza della realizzazione.
Dico pertanto a tutti: “Grazie di Cuore!” Come dicevo durante le celebrazioni del giorno di Pasqua, così ripeto dal nostro giornalino parrocchiale; nel discorso della montagna Gesù ha proclamato otto beatitudini per i pacifici, per i puri, per i perseguitati, ecc. ma non ha proclamato: “Beati i pochi”. Dunque, la parrocchia ha bisogno di te!
Il tempo, dono di Dio, spendilo anche per la tua comunità: in essa puoi vivere un’esperienza di Dio, puoi crescere nella fede e puoi aprire il cuore alla gratitudine nel servizio per i fratelli. Vieni anche tu, c’è posto per te nel cuore di Dio, non lasciarlo vuoto.
Intanto a tutti la gratitudine del mio cuore.
Don Orazio
(31 marzo 2008)
Verso La Pasqua festa della Speranza
Cari amici, desidererei dirvi poche parole per augurarvi una buona e vera Pasqua.
Parole che come urli, permettono al Silenzio dei nostri sepolcri di parlare; parole pesanti, come quella pietra che ostruiva il sepolcro di Cristo.
La nostra, non sarà una vera Pasqua, se non ci riconcilieremo anzitutto con noi stessi. E’ necessario recuperare il gusto della vita.
Non sarà Pasqua, se non riusciremo a ricucire le nostre lacerazioni interne ed esterne.
Non sarà Pasqua, infatti, se non riusciremo a ricucire i rapporti con i fratelli che abbiamo o che ci hanno offeso, con cui abbiamo litigato, con chi non ci si tollera, con chi ci ha calunniato … con chi, abbiamo detto… di farla finita. Pasqua è festa della Speranza.
E’ Pasqua nella misura in cui riusciremo a vivere la riconciliazione con il Signore, fondando la nostra esistenza e ogni cosa su di Lui. Solo così daremo senso pieno al nostro andare avanti con fiducia e soprattutto con speranza, anche se il passo si fa spesso cadenzato e pesante.
Non è Pasqua, se non riusciremo a dimenticare il passato e le cose vecchie.
Non è Pasqua, se non riusciremo ad amare, avendo a modello Gesù Cristo.
Guardando lui, riusciremo a dare senso anche al nostro soffrire, al nostro lottare e al nostro morire…ogni giorno.
Ci accompagna la speranza! Camminiamo verso estuari non di morte, ma di vita.
Vi auguro di vivere una Pasqua di riconciliazione.
Affidiamoci a Maria Madre della Speranza, ci sia Lei maestra di docilità all’azione dello Spirito Santo, che effuso nei nostri cuori, ricrea per un’esistenza nuova.
Sia per tutti Pasqua di riconciliazione.
Auguri.
Don Orazio
Quaresima (febbraio 2008)
Fratelli e sorelle,
Spesso quando pensiamo alla quaresima facciamo riferimento al carattere penitenziale, ai digiuni, alle lacerazioni del cuore, ed invece di vivere questo tempo come occasione di grazia, di speranza, di gioia per le novità che il Signore ci dona, ci sentiamo soffocati ed intristiti dai richiami negativi.
Ci sono invece tanti elementi positivi che devono prevalere, in questo tempo santo ed accendere nel nostro cuore la speranza.
Quaresima significa anche: sanare, riparare, ristabilire, rendere migliore.
Questo tempo della liturgia, quaranta giorni, è utile a tutti per fare meglio del solito così da rendere la nostra vita e, quella degli altri, migliore.
Celebrando questo tempo di Grazia, il Signore, vuole salvare non solo l'uomo rendendo migliore il suo cuore, ma direi, il mondo intero, dentro il quale egli é collocato.
Dio, attraverso questo santo itinerario, vuole che ogni uomo nonostante tutto ciò che lo circonda possa disorientarlo, cammini verso la novità pasquale.
Il carattere penitenziale, allora, ci suggerisce: di vivere il dono della vita, vigilando, compiendo i nostri impegni quotidiani meglio del solito, la nostra preghiera più intensamente, la nostra carità con la consapevolezza che appaia quale riflesso dell'amore di Dio.
In quaresima Dio vuole nuovamente legare il suo cuore con il nostro, perché ogni nostra azione trovi l'origine in Lui.
Guardando alle nostre ferite possiamo con speranza affidarci a Dio, sapendo di essere guariti e di essere da lui introdotti verso la primavera della Pasqua.
Con la gioia nel cuore guardiamo avanti, consapevoli di essere ammalati, ma piantati nella fiducia che Gesù ci guarisce, sana le nostre ferite, dall'infermità ci fa passare alla stabilità della Grazia, introducendoci nel suo giorno, che è sempre nuovo e luminoso.
Auguri a tutti! Sogniamo per noi e per i nostri fratelli un futuro luminoso, la primavera é sì vicina, ci annuncia l'imminenza della festa Pasquale.
Gettiamo via, come ci suggerisce S. Paolo, il lievito vecchio, per essere "azzimi nuovi".
Auguri ancora: "Pasqua nuova, Vita nuova".
Don Orazio
Il saluto del Rettore (gennaio 2008)
Carissimi tutti nel Signore Gesù e in Maria, "pace a voi in abbondanza". Ciascuno di noi nel cuore coltiviamo uno o più sogni,desideri di bene e di santità, la Madonna della Ravanusa preghi per tutti e per ciascuno intercedendo presso il Figlio Suo. Mentre ringrazio Massimo per questo progetto che ha pensato e voluto, come servizio di diffusione del culto verso la nostra Madonna della Ravanusa, Vergine dallo sguardo dolce e penetrante, auguro a tutti che servendovi del nostro sito possiate incotrare Cristo unica salvezza del'uomo di ieri, di oggi e di sempre. Maria sia per tutti tesoriera di grazie, colei che accende nel cuore di ogni uomo la fiamma della Speranza, Maria sia l'aurora della nostra vita che annuncia il giorno nuovo, la pienezza del Tempo, l'avvento e il compimento di tutte le promesse di Dio che si sono realizzate in Cristo, l'AMEN del Padre.



