Una storia lunga 5 secoli...
La Chiesa della Ravanusa ha origini assai remote
che si intessono tra storia e leggenda. Si racconta che ove oggi sorge la chiesa
esisteva tra i boschi una piccola edicola con un affresco raffigurante la Madonna
circondata da angeli. Le ragazze amavano venire a passeggiare in questi luoghi
ameni e come del resto facevano e sogliono fare ancora oggi i devoti, sostavano
in preghiera filiale dinnanzi alla sacra immagine della Vergine. Qui un giorno
una fanciulla, durante le sue orazioni, fu creduta morta; rinvenuta che fu per le
preghiere delle sue amiche, si gridò al miracolo e da quel momento si cominciò
ad invocare la S. Vergine col titolo della Rinvenuta o Rinvenusa.

(affresco originario del 1600)
Fin qui la leggenda. Certo è che, a partire dalla prima metà del '600, la chiesa è già esistente.
In un documento del 22 dicembre 1645 si legge testualmente : II territorio dì
Santa Agatha e del Trappeto uniti insieme, ma separati dal casale di Tremisteri,
comincia dalla chiesa della Ravanusa. (p. 61 del testo Sant'Agata Li Battiati-
Storia, Iconografia, Devozioni - Ed. Arca - Catania 2002)
Come si può notare, già in quella data il nome dato alla chiesa è Ravanusa e non
Rinvenuta o Rinvenusa; sarebbe quindi interessante saperne di più, anche se,
purtroppo, le notizie non sono molte.
Non sappiamo se la chiesa sia stata distrutta o gravemente danneggiata in
occasione del terremoto del 1693 è certo, tuttavia, che la devozione nei confronti
della Madonna crebbe sempre di più. In un documento del 1706, conservato presso
l'archivio parrocchiale, tredici anni dopo il terremoto, si legge della licenza che
consentiva " lo sparo di mortaretti" per solennizzare la festa della Madonna della
Ravanusa; in altro documento, datato 12 agosto 1713, "si da licenza" di portare
in processione la reliquia della S. Vergine, nella vigilia della festa, dalla Chiesa
Madre a quella della Ravanusa.
In occasione di quest'ultimo avvenimento doveva essere veramente notevole
l'afflusso dei fedeli che si riversavano in paese nei giorni di festa, tanto che i
Magnifici Giurati della terra di S. Giovanni La Punta chiesero al re Ferdinando,
per voce di Don Giuseppe Emanuele Massa principe di Castelforte e padrone del
casale, di rendere franca la fiera ai "macellai e bottegai" nei cinque giorni della
festa che andavano dal 12 al 17 agosto: tale concessione venne accordata con
privilegio del 5 marzo 1762 mandato in esecuzione il 6 aprile 1762.

(affresco del 1746)
Tra la fine del 1800 e l'inizio del
1900 veniva costruito, sul prospetto
principale della chiesa, il
campanile, prima allocato dove,
successivamente, nel 1911, veniva
costruita la sacrestia. "Da allora ai
nostri giorni molte cose sono
cambiate, ma costante è la
devozione che i fedeli hanno sempre
mantenuta viva verso la Vergine
Santa, anche se col tempo sono
cambiati i modi di esprimerla.
Questo luogo è stato elevato a
santuario arcidiocesano da Mons.
Luigi Bommarito il 31 maggio 2002
conferendo, in tal modo, veste
giuridica alla tradizionale
convinzione popolare che da sempre
aveva considerato" santuario" la
chiesa della Ravanusa. A tal
proposito giova citare un
riferimento storico: infatti in una
guida francese della fine dell'800,
la "Ravanusa " veniva indicata tra
i santuari del sud Italia.
Meritano di essere ricordati i pellegrini più illustri del Santuario : la Venerabile
Lucia Mangano, Orsolina e grande mistica, e il Venerabile P. Gabriele Maria
Allegra, francescano minore, che con la Madonna della Ravanusa concordò la
traduzione della Sacra Scrittura in lingua cinese.
L'affresco che oggi si venera non è quello del 1600 e neppure l'altro del 1746
(data che si legge dietro l'altare marmoreo all'altezza del tabernacolo) ma risale
ad un restauro che Sebastiano Conti Consoli fece nel 1926. Padre Allegra conobbe
certamente nella sua fanciullezza e adolescenza l'antica immagine della Madonna
anche se con l'attuale ebbe un legame particolare.

(affresco del 1926 dopo il restauro e l'incoronazione del 2007)
L'attuale impianto della chiesa venne realizzato nella seconda metà del '700- ciò
si desume confrontando il verbale di visita pastorale del 21 ottobre 1774 con
quello del 21 ottobre 1810. Infatti, mentre nel primo è scritto che la Chiesa è
dotata di un solo altare, in quello del 1810 risulta che esistevano l'altare maggiore
gli altari dedicati a S. Lucia ed a S. Filippo Neri e la sacristia.
Il Maestro Antonio Macrì, che ci ha gentilmente offerto la "foto d'epoca" in alto, nei suoi studi racconta dell'affetto nutrito dal Verga per il Santuario, per come riportato nelle pagine di "Nedda" a varannisa, ma che abita "a Ravanusa":
"Alla messa le ragazze del villaggio poterono vedere il bel fazzoletto di Nedda, dove c’erano stampate delle rose che si sarebbero mangiate, e su cui il sole, scintillante dalle invetriate della chiesuola, mandava i suoi raggi più allegri. E quand’ella passò dinanzi a Janu, il quale stava presso il primo cipresso del sacrato, colle spalle al muro e fumando nella sua pipa intagliata, ella sentì gran caldo al viso, e il cuore che le faceva un gran battere in petto, e sgusciò via alla lesta."
(Si ringrazia il Sig. Turi Trovato per aver gentilmente messo a disposizione le foto della sezione)


